11 agosto 2017

Racconti Sensuali: Parlo di lei

 
 
 


 

"Danzano le tristezze filtrate dai sorrisi e siedono nei posti più belli della mente. " (bitw)

 
 
... e mi trascinasti in quel fottuto cinema di periferia, ricordi? In quella sala sporca, triste e buia, contro la mia volontà. Proiettavano un film porno stravecchio, una mezza sega di film, almeno per me. La sala buia era piena, sicuramente stracarica di mandrilli arrapati con le loro femmine, di voyeur, di cornuti, di donne lascive e compiacenti, di papponi, magnaccia e di coppie in cerca di piacere al buio dei palchetti laterali. Ti intrufolasti tra gli spettatori in piedi, tirandomi per mano e spingendomi in un angolo, con le spalle contro il muro, non chiedesti mai permesso o ti scusasti, nemmeno quando spingesti la donna incollata come me alla parete, anzi sorridendo le scivolasti alle spalle e te la posizionasti, palpandola, davanti a te. Le respiravi sul collo e desti l’ impressione che il tutto fosse voluto, dato che le tue labbra erano a non più di dieci centimetri dalla sua nuca. Prendesti la mia mano e la poggiasti con il palmo sul suo sedere, sentivo l’ elastico dello slip e già capivo che anche la tua mano lavorava sul corpo, carezzavi il ventre, mentre io carezzavo il culo. La cosa cominciava a piacermi, poi entrambi salimmo verso i seni e stringemmo i capezzoli pizzicandoli, la mia mano sinistra e la tua destra si strinsero in un abbraccio che coinvolse tutti e tre e ti vidi leccarle la nuca e fu allora che ti toccai il pene che s’ indurì e svettò, strofinandosi sul suo fianco sinistro. Tu ormai eri padrone del suo fiore depilato, io del suo buco posteriore. La donna ansimava e rimaneva preda del nostro gioco sconcio. ... Eccitata come eri, facesti in modo di passarle davanti e di stringerla con il tuo sedere contro il mio pene durissimo. Eravamo le parti di un panino e lei il companatico, il nostro hamburger e il fine era quello di condirlo con delle salse speciali e piccanti. Le infilavi il medio nel fiore, io il mio nel buchetto tutto bagnato, le nostre dita s’ incontravano e nessuno intorno capiva quel che stava accadendo o s' eccitava, in silenzio, nel guardarci. Le succhiavo il lobo e mordevo il collo, si girò verso la mia bocca, la leccò e mentre s' impossessava del mio uccello e lo stringeva attraverso la stoffa del pantalone, disse in un soffio di andare con lei. La seguimmo a fatica tra i mormorii indispettiti del pubblico che ci circondava, varcammo un’ uscita d' emergenza e lei aprì una porticina. Entrammo in uno sgabuzzino dicendo che non poteva perder tempo, si tolse il camice, cazzo era la donna delle pulizie, ricordi? Si sdraiò su degli scatoloni e tu le allargasti le cosce e succhiasti il fiore nero, lavoravi sul clitoride mordendolo con le labbra, si girò verso di me e offrì la bocca che riempii col mio pene al culmine della voglia e godemmo quasi subito. Sempre di fretta, ti fece sedere su una sedia sgangherata, prese un arnese di plastica di quelli che usano i lavavetri ai semafori delle strade e lo infilò nel tuo fiore bagnato, già ricco di umori e ti sfondò, arrapata come era e mentre urlavi e la chiamavi con tutte le parolacce porche che ti venivano in mente, mi masturbai e venni contro il tuo volto. ... Fu tutto come in un attimo e lei, mentre si rifugiava in un bagnetto di servizio, disse: “ Vorrei abbracciarvi, ma è meglio che sparite, rischio il posto di lavoro “. Sai, tesoro, ti confesso che sono ritornato spesso e volentieri da lei, nel cinema e mi è piaciuto rifarlo proprio lì. Beh, debbo dirti che anch' io  mi sono incontrata più e più volte con lei sempre a casa mia, quando lui era fuori città per lavoro. Cazzo che bastardi che siamo! No veramente tu sei un gran bastardo perché mi ci hai fatto diventare piano piano, giorno dopo giorno e ora non ne posso più fare a meno.
- blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree:21/08/2014(diritti riservati) -
  

 

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