11 agosto 2017

Racconti sensuali: Mambo libre

 
 
 



“ Il fumo della mia sigaretta disegna il profilo delle ore che si fermano, mi avvolge, mi stordisce. Spirali di niente. dense di pensieri che magicamente s’ arrampicano per poi dissolversi, lasciandomi inerte, ma pronta a ricominciare, “ (bitw)
 
 
Una sera mi dice che c’ è un vecchio compagno di scuola tornato a farsi vivo dopo anni e che rompe con insistenti telefonate e richieste di nuovi e futuri appuntamenti. Le rispondo di accettare senza pensarci troppo, che le fa bene svagarsi un po’ con la mente che ha tra le cosce. Mi risponde: “ Stronzo! ” Allora ci vado giù duro e le dico che due sono le cose: o il resuscitato non ha materia prima per le mani, dato che il tempo logora tutto e uno, pur decrepito, si convince che per lui non passerà mai e invece tutto passa, tutto o che è sicuro della fragilità sessuale di lei, perché è insito nell’ uomo che l’ aver fatto sconcezze e porcherie una volta nella vita, abbondantemente ricambiate, queste si sarebbero potute rifare fino alla fine dei tempi. E no bello mio, sai quanta acqua è passata sotto questi ponti? Dico che mi va un limoncino e lei risponde di farlo insieme il limoncino, io intendo che mi va di berlo ma non la deludo e dico: “ Sei una vacca, nata, cresciuta e pasciuta! “ sapendo che le piace da pazzi essere chiamata così e infatti risponde: “ Certo che lo sono, sono la tua maiala e tu il mio pappone “. Oddio pappone!? Un professionista del mio calibro!? Perché, a volte m’ intrufolo in situazioni così particolari? Questa, non mi ricordo più dove l’ ho rimorchiata, ah si, certo, su di un social dove si atteggiava a poetessa! “ Mi porti in Viale Brianza e filmi mentre mi faccio scopare da uomini intorno ai quarantacinque che mi ricorderebbero il vecchio spasimante" e ride di gusto. Io: “ Se ora rientra tuo marito e ti vede così sguaiata da strofinarti il fiore nero sul bracciolo del divano, mentre io ti guardo, che direbbe? ” “ Nulla, lo stupido si metterebbe in ginocchio per masturbarsi a sangue, vedendo anche che ti spompino la lingua” e mentre sta ancora ridendo, mi spinge verso la cucina, accende la luce, apre il balcone e si piega in avanti il busto sul tavolo alzando la gonna e rimanendo in piedi. Ha lo sguardo fisso sui balconi e sulle finestre del palazzo di fronte e offre a me, come una porca il suo didietro stupendo. Non porta mutandine e allarga le cosce per darmi libero accesso ed esaudire ogni mio divertimento sessuale, sia con le mani, la bocca o il pene che già è attento. “ Non venirmi dentro, lo sai che non mi piace, non mi da più gusto.” Certo che lo so, neanche io trovo più gusto nell' infilarlo dentro e su e giù fino a godere, noo, il piacere deve essere ricercato e sottile, ma anche lascivo e sguaiato, deve essere un miscuglio di gesti e parole sconce da parte di entrambi. Mi chino per leccarle il buchetto rosa e bagnarle le grandi labbra con la saliva, spero che qualcuno di fronte ci guardi e questo mi mette brividi lungo la schiena e così glielo infilo dietro, sculacciando le sue natiche bianche. “ Scopami porco, fammi venire nella tua mano, mettila tra le cosce, dopo ti regalerò anche la mia ricca pioggia. Scopami, signore mio”. E le scopo il buco nella speranza che la signora del terzo piano, dietro i vetri,  si stia masturbando con la mano destra il clitoride e con tre dita della sinistra il fiore carnoso e mentre lo dico ad alta voce, viene riempiendomi la mano di umori e di pioggia dorata. Che bello mi dice, che bello le dico mentre la giro e la faccio salire sul tavolo stendendola di schiena e la scopo, a pancia su, poggiando le gambe sulle mie spalle, con tale veemenza da farlo traballare. Urla di piacere e mi incita, stracciandomi con le unghie i capezzoli, “Porca!” grido tra dolore e voglia e le dico che si è aperto il balcone di fronte e una rossa sui quaranta, in sottoveste ci guarda con insistenza e mentre lei dice: “ cazzo, finalmente”, viene urlando per la seconda volta. Non posso chiedere più straordinari al mio pene sporco dei suoi umori, gonfio e ricurvo, salgo sul tavolo, guardo lascivo la rossa di fronte e con il pene in bella mostra le riverso sul volto  sperma e pioggia che l’ inonda, bagnandola tutta, fino all' inguine. Sfiniti, salutiamo con la mano la donna di fronte che con un cenno ci sorride, rientra nella stanza e chiude il balcone e le tende.
– ilprincipedellemaree:15/08/2014(diritti riservati) -
 



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