11 agosto 2017

Racconti sensuali: Il Padrone, la Creatura e ...

 
 
 



"Afferrami per un attimo e accarezzami, così tornerò pietra scaldata, sasso del deserto con la memoria del tempo." (bitw)
 
 
Quale Creatura può esprimere in un corpo armonioso, grazia, eleganza, mistero e sensualità più di un gatto? Quale alchimia unisce l’ essere umano alla sua silenziosa presenza? Sensuale, lascivo, abbandonato alle carezze di morbidi tessuti, s' allunga tra le sue cosce e i seni pieni, marcandoli con l’ odore e delimitando su lei il territorio. Lui è il Padrone, lei la Creatura. Sono entrambi espressione di sensualità e indolenza, di ricerca costante di carezze. Io, stravaccato in poltrona, col mio bicchiere di Courvoisier tra le dita, l' osservo e quella complicità m' affascina e mi scombussola al tempo stesso. Sembra che il Padrone la circuisce con la sua tenerezza. La guardo nella luce soffusa della lampada e mi chiedo se non lo fa di proposito a creare, con me, quest’ atmosfera così particolare. … Però sono qui e mi esalto di fronte alla sua nudità, alla sua grazia felina, si, perché lei, la Creatura, quando cammina nella stanza, sembra incarnare le movenze e il passo felpato del gatto che, silenzioso e con ritmo cadenzato, la segue ovunque. Si china e lo prende portandolo al collo, nuda, vestita solo del suo folto pelo che pare una stola di visone e affonda il viso in lui mentre ammiro i capezzoli che sbirciano di sotto la vestaglia di seta, aperta. Osservo le mani affusolate, carezzarlo. Vibra di passione e di tenerezza mentre il Padrone la ricambia strusciando la testa sul collo e sulle spalle. Mi affascina quel rapporto di dipendenza reciproca e di eterna simbiosi. Gli occhi verdi che le accendono il volto, si specchiano a lungo in quelli magnetici e profondi del Padrone come per riceverne messaggi o condivisione. … Vorrei possederla ora, passarle, ritmicamente, il sesso tra l’ ascella stretta di fianco all’ attaccatura del seno. Non posso aspettare di più. Che spettacolo vederla adagiata mollemente, con le cosce leggermente divaricate e il Padrone lì tra le sue che sonnecchia col muso abbandonato sul ventre lievemente pronunciato. Lei sa che la spio e mentre l' osservo m’ inebrio della sua voluttà e il mio sesso si dimena per il desiderio. Posso vedere da vicino quegli immensi occhi verdi, incredibilmente grandi e profondi, che mi procurano turbamento. Sembra anche lei una gatta, magnetica e taciturna, elegante nella sua vestaglia di seta azzurra che carezza le forme ed eccita i capezzoli, strusciando. Desidero che la sua lingua, simile a quella del Padrone, lecchi il pene e la cappella rossa, come un tizzone ardente. … Ora, però, quest’ animale m’ infastidisce, mi distrae e aspetto, impaziente, che se ne liberi. Le mie mani reclamano la sua pelle e so che anche lei ha voglia di sesso. Quella voglia, lasciva, piena di libidine, quasi volgare, come piace a lei, durante l’ amplesso, mai silenzioso, ricco di parole sussurrate e urlate. Si siede e senza parlare prende la mia mano e la porta alla bocca per bagnarla di saliva, poi la poggia sul ginocchio facendola scivolare fino all’ inguine. Sono in preda ad un torpore, quello che precede l’ esplosione e l’ impeto che trattengo a stento. Quanto desidero questo momento! Quasi esco di senno. … Le dico parole volgari come so che desidera. La prendo per i fianchi e la metto a sedere sulle mie ginocchia con le cosce divaricate. Sento il calore e l’ umido dei suoi umori, affondo il viso tra i seni, mordendoli, fino a farle male e succhiandoli come un affamato. I testicoli, gonfi e pieni del mio liquido bianco sono imprigionati tra le cosce e il sedere. Il Padrone è lì e ci spia seduto sul comodino, statuario e impudente. Ci fissa e i suoi occhi riescono, quasi, a distrarmi in questo momento così intimo e lascivo. Non lo guardo. Mi alzo e la prendo per la vita adagiandola sul letto e mi perdo tra le sue cosce spalancate percorrendo con le labbra e la lingua il loro interno. La sento ansimare mentre inarca il bacino che reclama la mia bocca. Si lecca le dita e afferra la punta del mio sesso, lo carezza e lo lubrifica con dolcezza, con la saliva. In ginocchio, su lei, la guardo mentre sovrasto la sua bellezza e i seni che si allargano invitanti come un cuscino di piume. … Il mio sesso già vorrebbe eruttare, ma lei, anticipandomi, mi avvinghia con le gambe e costringe a penetrarla, implorando di prenderla, una seconda volta, anche contro natura. E’ solo un attimo, il tempo di avvertire quel morso dolcissimo, bollente, che risucchia il mio sesso e godiamo entrambi urlando, in preda a un fiume di parole sconce, volgari. Ma un dolore lancinante mi paralizza la schiena e urlo come impazzito. Lui, il Padrone, mi graffia la spalla con ferocia, subdola e inaspettata, colpendomi di sorpresa e lasciandomi inebetito e paralizzato, in preda a un bruciore violento ed al sangue che scorre, lungo il solco profondo che ha inciso nella mia carne. La Creatura, mortificata, avvilita, con le lacrime agli occhi, cercando di darsi da fare a medicare la schiena sanguinante, sussurra, baciandomi e mordendomi un orecchio: "Suvvia, ti prego, perdonalo. E’ geloso. Per lui tu sei solo l' Intruso".
- blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree:15/12/2012(diritti riservati) –
 
 


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