25 giugno 2017

Miscellanea; Chissà se lo sai

 
 



“…   Ecco. Lo sapevo. I tuoni. Sono arrivati … Devo scappare. Ti lascio le mie parole confuse.”(dal blog: Ad un passo dai Sogni, di Nair)
 
“ Come hai le tette? ” “ Come ho le tette? E che ne so? … Sode! Ho due gran belle tette, vabbe’!? Fanculo che domande! ” Era quasi mezzanotte quando mi son messa a pensare a te, al nostro primo incontro e  ho cercato di elaborare il tutto, al fresco della mia finestra spalancata al cielo. Di fronte a un immenso mare di stelle mi sono chiesta se è l' amore o il sesso che confonde la vita? Chissà se lo sai e forse non sapresti neanche rispondere. Io sono così e tu ne sei sempre stato consapevole: ostinata e contraria, tremendamente coerente, ma che sa anche ridere e ama cazzeggiare ed essere felice per le piccole cose e che desidera stare con gli amici in mezzo alla gente. Certo, qualcosa mi manca, per esempio il tradimento, non ho mai tradito o meglio ancora, ho fatto si che  non se ne presentasse mai l’ occasione. Strano vero? Si, tradimenti. Potrebbe essere quasi il titolo di una miniserie televisiva, è diventata invece una triste abitudine della nostra vita quotidiana. Tu al contrario eri già saturo di tradimenti quando mi hai detto: “ Vuoi scopare? ” Ero convinta che potessi diventare un caro amico e poi col tempo, chissà, invece eri un po’ come quei compagni di divertimento, da baldorie estive, che quando inizia la scuola vanno messi da parte perché ti spingono, ti convincono a fare filone e tu lo sei convincente tanto da voler fare filone quasi ogni giorno. Hai bisogno dei tuoi spazi, mio Dio quanto eri ridicolo mentre lo dicevi. Io ho solo bisogno di non confondermi la vita, Sembrerà strano, ma ho bisogno solamente d’ amore.
- ilprincipedellemaree: 25/06/2017(diritti riservati) -
 

13 giugno 2017

Miscellanea: Basta guardare il sole







“Quando sono triste ... mi isolo un po’, corteggio il silenzio, lo lascio amoreggiare con qualche lacrima. Mi faccio domande ... alcune trovano risposta, altre invece no.”(dal blog: Ad un passo dai Sogni, di Nair)


Ho la certezza di fare lo stesso percorso di un playboy sfigato di periferia, che inizia la serata annunciando agli amici grandi conquiste e poi si ritrova a tornare a casa da solo e con le pive nel sacco. Sono giunto all' entusiasmo, il più contagioso possibile. Roba che Caronte, quello che faceva i viaggi della speranza, dall’ Africa a Lampedusa, sulla sua barca carica di morti (di fame) era più allegro. Roba che a incontrarlo all' improvviso, potrebbe azzerarti l' euforia anche dopo aver beccato in contemporanea il sei al Superenalotto, un Gratta & Vinci milionario e una cinquina sulla ruota di Milano. Dai, forza, svegliati, mio caro, l' ottimismo è il profumo della vita. E così, nemmeno discuto dell’ amore. Perché questo rapporto funzioni con ottimismo occorre che ognuno faccia degli sforzi per l’ altro. Tant’ è che a me sembra di non fare tutti questi sforzi, visto che son scappato dalla mia ultima fiamma, di cui dicevo di esserne innamorato pazzo, solo perchè aveva il raffreddore e io temevo che mi mischiasse l’ influenza. Da sempre ho sentito dire: " Dai non abbatterti, con la volontà, l' ottimismo e un pizzico di fortuna puoi farcela ". Ottimismo, sano ottimismo e nessuna negatività:  tutto si sistemerà, un passo per volta, piano piano, tutto passa, ogni cosa tornerà com’ era prima, basta guardare il cielo. Questo è ottimismo genuino ed è quello che sento ogni giorno, uscire dalla bocca del personale preposto all’ assistenza tra le corsie delle Unità Operative. Ma è sano ottimismo o convenevoli, stereotipi, frasi formali, semplice cortesia, che si ripetono quotidianamente come un rituale sempre uguale? E chi le dice è pervasa da infinito ottimismo oppure prima di strisciare l’ entrata, all’ orologio marcatempo, ha finito di litigare col marito, il convivente, il fidanzato o l’amante che passa tutto il tempo nella Sala Giochi, dietro l’ angolo, sperperando somme di denaro sempre più considerevoli? Per quanto mi riguarda, speriamo che io me la cavo. Ma a leggere le profezie di Nostradamus per l’ anno che verrà, non ci saranno grandi speranze! I saggi nei libri dicono che gli ottimisti sono estremamente consapevoli dei problemi che si presentano, ma cercano di risolverli in maniera intelligente, senza auto disprezzo né fatalismo. L’ ottimista ha fiducia nelle proprie capacità di gestire le situazioni difficili e tentare di risolverle al meglio e il prima possibile. L’ ottimismo  è un’ arte di vivere che fa bene sia alla mente che al corpo. Essere ottimista è un vantaggio: anzitutto gli ottimisti sono in generale più felici della media, anche quando si trovano in situazioni delicate. Ad esempio se ti trovi, per puro caso, in un fiume con tre alligatori posizionati a triangolo equilatero e che ti guardano immobili con quei grandi occhi sul tipo, per intenderci, morbo di Basedow, tu che sei ottimista e sei più felice della media e hai la capacità di gestire al meglio e risolvere il prima possibile la situazione, immediatamente cerchi l’ area del triangolo: base x altezza, il tutto diviso due e ti ritrovi diviso in due: dal tronco alla testa in bocca a uno e dal tronco ai piedi in bocca a un altro, mentre il terzo alligatore, piagnucolando, dice: “ Ehi, me ne date un pezzetto pure a me, giusto per stare in compagnia e far vedere agli altri alligatori ottimisti che mangio, democraticamente, pure io?! “. Non è per caso che tutto questo ottimismo ci porta allo sfascio, il più completo? Son certo che in molte persone regna un grande ottimismo, nel paese dei brogli, dove l' imbroglione è sempre più ottimista, lui vive beato e sono anche sicuro che i loro umori sono molto più ottimisti del mio, per non parlare, poi, dei loro cari. Che si miri all’ ottimismo! Poi del futuro c’ è sempre tempo di parlarne. Voi fate un po' come vi pare ma io quest' anno, per festeggiare l' ottimismo, desidero proprio ubriacarmi, nuotare nello champagne. E il bello deve ancora venire, vedrete. Adesso però lasciatemi solo, lasciatemi stare, devo ritrovare tutto quel sano ottimismo smarrito, tutta la positività, tutte le mie capacità. Lasciatemi perdere, lasciatemi vi dico, perché voglio ancora godere di tutto questo, tanto, alla fine se ci saranno problemi, basterà guardare il sole che splende alto nel cielo. 
– ilprincipedellemaree: 23/12/2014(diritti riservati) -


12 giugno 2017

Miscellanea: L’ entracte

 
 



“I desideri spesso si realizzano … Dici? Spesso magari no … Pazienterò. Nel frattempo conviverò con la malinconia … Ma poi mi rifarò. Si, mi rifarò.”(dal blog: Ad un passo dai Sogni, di Nair).


È tutto sedimentato sotto il cicaleccio e l’ indolenza, il gracidare e il frastuono, il silenzio e il sentimento, l' emozione e la paura. Gli esigui e mutevoli sprazzi di bellezza e quello squallore disgraziato che trasforma l' uomo in un essere miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell' imbarazzo dello stare al mondo, senza speranza, senza alcun possibilità. Nel mentre poesia e prosa si fondono in una stessa pagina, bellezza e materia primeggiano, amore e psiche armonizzano, prendono vita nell’ identica immutabile opera, simbolo di un dominio assoluto. Ma tutto questo popò di roba è solo un’ inutile follia, vista l’ avvilente e spregevole atmosfera in cui muoviamo i nostri passi, in cui ci arrabattiamo senza alcuna illusione. Solo melma e assuefazione, senza un cavolo di domani. La vita è fatta così, se guardi qualcosa concentrandoti, se la guardi a lungo, alla chiara luce del giorno, purtroppo, finirai col vederne ogni suo difetto ed è per questo che amo nascondermi nelle ombre, le ombre rendono le cose molto più belle e m’ illudo che impreziosiscano le cose e le rendano particolari, speciali. Ma non mi faccio troppo coinvolgere né mi faccio stravolgere da 'sto giochino cinico. Io non ci casco. E comunque vada a finire, è con immenso desiderio che mi crogiolo in questo entracte, questo intermezzo, milonga de amor, questa musica d’ amore che m’ invita, avvolgendomi, a parlare di te. Prendo vivamente le distanze da tutto quel che mi circonda, da tutti i pensieri, si, perfino dal lavoro che svolgo con passione quotidiana. Solo questo intervallo, entracte e questa musica avvolgente. Ho io il controllo, gestisco io, ogni emozione. Amore sospeso tra le mie labbra ancora schiuse al bacio, separami dal tuo ricordo, se vuoi che io ti lasci andare! Sono qui per prendermi cura di te. Sono un libro aperto ma sempre diverso, ho messo a nudo la mia anima. Amo il tuo aspetto, amo la tua giovinezza. Amo il tuo sorriso, amo il tuo sapore. Amo il tuo odore. amo toccare la tua pelle. Amo la tua carne, amo i tuoi capezzoli piccoli e duri. Amo i tuoi fianchi snelli, amo il modo in cui gemi. Amo il tuo lungo godere, così profondo, intenso, amo il modo in cui vieni. Amo tutto di te. E galleggio libero in questo tuo splendido mare infinito. Mi trasformo in una scatola cinese, una scatola dai mille volti, dalle mille sfaccettature, per essere sempre vivo e carico d’ energia vitale e della misura della capacità d’ amare, per far si che mai potrai stancarti di me e che il tuo desiderarmi potrà rimanere sempre acceso. Io solo sono l’ artefice del mio destino e ti dico che non è finita fino a che non finirà. Sai, sono andato alla ricerca e finalmente, dopo infinite peripezie, ho trovato il più grande afrodisiaco del mondo, quello che rafforza l’ unione tra due esseri umani: il controllo. E il mio pregio, la mia capacità è nulla senza controllo. Solo così potremo avere l’ occasione per migliorare il nostro futuro. In fondo, non ci servirà altro che possedere la forza di volontà necessaria.
- ilprincipedellemaree: 27/05/2017(diritti riservati) - 
 

Miscellanea: Questo pensiero raggomitolato in fretta

 
 
 

 
 “ … “Vieni Cristina, vieni da me, io so amarti con intensità, come piace a te.” E’ un continuo richiamo il suo … Oggi avrei, veramente tanto bisogno di Lui. Del mio Mare. Certo.”(dal blog: Ad un passo dai Sogni: di Nair).
Ad ogni alba nuova che mi trova contratto dalla notte, porgo i miei giorni vestendoli sempre di nuovi colori. E mi agito quando soffia il vento, quel vento implacabile, talmente spietato, accanito, da spogliarmi tutto del mio tempo. **Non so perché … a volte piace bagnarmi di passato … Viviamo nel mondo reale, non nelle bolle di incanto, che si, ci stanno anche, ma solo per alcuni momenti.** Nonostante queste verità, voglio voltarmi per un attimo in là con il pensiero a quando ero sia interessante che bravo, tutto casa e studio, pulito nell’ animo, non amante della solitudine, di formazione umanistica, fornito di grande empatia, un po’ malinconico, il che mi rendeva interessante agli occhi delle donne, mai furbo, anche se non ho dato proprio tutto per scontato. Mai. E alla fine ho imparato che funziona nella vita, figuriamoci in una relazione amorosa dove tutto cambia per un secondo di distrazione o per un pensiero stupendo che vorresti gridare ma che poi raggomitoli in fretta e furia. Sono stato semplicemente un sognatore che non ha mai mollato. Quindi si penserà che dovrei far bene nel continuare a sognare. E qualcuno mi benedirà pure dicendomi: così sia fino in fondo! Come nelle storie più romanzate ed avvincenti, io protagonista di me stesso ho dovuto peregrinare, mi si addice di più dire, vagolare, in giro per il mondo alla ricerca di affinità elettive, di interessi comuni, che portano alla fine a far scoccare la tanto desiderata scintilla. Ma in questo mio vagolare, io di male me ne sono fatto e pure tanto, scatenando passioni contro le quali nulla ha potuto né la ragione né la mia disposizione d’ animo volta al bene. Si sono instaurate particolari alchimie, sfacciate sfumature di grigio, attrazioni magnetiche tali da spingermi verso un destino inevitabile, fatto di bui e ombre che si, mi hanno distratto ma, mi hanno turbato in massima parte e che mi hanno guidato verso sensualità licenziose, travolgenti intrighi e infinite bufere di piacere. Mi son lasciato andare alla deriva, in balia dei sensi, non opponendo alcuna difesa e affogando nell’ insoddisfazione, la più grassa. Mi chiedo spesso se ho mai amato o se ho, almeno, incrociato l’ amore, ma poiché credo di non essere mai stato in grado di dare una risposta certa, raggomitolo, in fretta, questo strambo e ingombrante pensiero, gettandolo nell' oscurità di una notte piovosa.
- ilprincipedellemaree: 8/5/2017(diritti riservati) -

**(dal blog: Lo Squarcio in me, di SquilibrioDeiSensi)**
 

Miscellanea: Se non con te, con chi?

 
 



“… Penso che le cicale stamattina hanno deciso di rompere le palle più degli altri giorni e non si zittiscono manco un secondo, fetentacce maledette. …”(dal blog:Ad un passo dai Sogni,di Nair)



Si nascondono raggi di sole tra i tuoi capelli neri. Se non con te, con chi? Aspetto. Impaziente. Impresso nella mente. Chi condurrà il gioco? E' il mio pensiero fisso. Regalo solo momenti particolari. Pian piano ci arriveremo. Aspetta. Hai bisogno del tuo pubblico quando sarai svestita. Devi aspettare qualcuno che sia già nudo. Io non lo sono. Aspettare. Ancora. Aspettare. Ma cosa? Sguardi che s’ incrociano. Penetri i miei occhi. Questo è un segnale incoraggiante. Ora ti svesti. Sfondo i tuoi occhi. La camicetta. La gonna. Impresso nella mente. Ho tempo. Sono ancora vestito. Mi volto indietro. Do uno sguardo fugace al passato anche se ho deciso di cancellarlo. Tutto è mutabile. Ti osservo con attenzione. Con intenzione. Con desiderio. Cerco di ancorarmi ai tuoi sguardi. Sarà nuova emozione. Sorprendimi. Se non con te, con chi? Aspetto. Aprile risplende maestoso nei tuoi occhi neri e profondi. Vorrei baciare i tuoi piedi nudi ma. Ancora non oso. Aspetto. Avverto l’ importanza di questa attesa solo perché mi spingerà fra le tue braccia. Esistono momenti  che sono più delicati di altri. E questo lo è. Vado avanti. Senza più guardare indietro. Mi specchio in te. Sono pronto a cancellare gli errori commessi. Consapevole delle mie potenzialità. Condurrò io questa giostra. Così è deciso. Voglio i tuoi capelli neri sopra il mio petto. Impresso nella mente. Voglio i tuoi occhi neri. Voglio i tuoi desideri. Voglio tutto il nero del tuo corpo. Se non con te, con chi? Voglio. Chi si abbandona all’ abitudine muore lentamente. Ma per noi pare funzionare al contrario. Il dare piacere è come una casa sulla quale costruire consapevolezze che conferiscono autorità alla mia persona. Va bene così. Sei l’ apice di un momento di pura visione. Sei il capolavoro di un regista che dopo il buio di riprese scialbe e inutili, viene nuovamente folgorato dal lampo dell’ ispirazione. Quello che resterà di questa notte è la fusione di due corpi nati così distanti e mai stati così vicini come quest’ amplesso in cui presto annegheremo. È un francobollo che si appiccica a una lettera densa d’ amore la promessa che forse questa storia può vivere momenti ancora più eccitanti e intensi. A differenza di situazioni del passato è il momento di dare vigore a questo incontro. Impresso nella mente. Ho bisogno di raccogliere applausi. Tu sei il mio consenso. Ti giro di spalle. Ti piego in avanti. Amerai circondarti di sguardi interessati.  Una platea di occhi e mani mai superficiali. Così tu vuoi. Ma non farò concessioni. Ci vorrebbe più tempo. Circa mille milioni di minuti. Più altri ancora. Giusto il tempo che servirebbe per rivedere al rallentatore le quattro cose che ho lasciato in sospeso. Impresso nella mente. Ma chi se ne fotte. Schiaccio il pulsante dello scarico del water. Tutto scompare. Carpe diem. Meglio dedicarmi a te. Se non con te, con chi? Meriti gli applausi di questo parterre interessato e mai sazio. Sai la cosa più importante qual' è? E' posare lo sguardo sopra i tuoi capezzoli ritti perché solo lì si nascondono raggi di sole. Andare avanti. Affondare i colpi. Certamente ne vale la pena. Solo l'attimo per me è importante. Tutt’ al più il presente. Se non con te, con chi? Sono consapevole d' andare avanti. Si. Ora sono nudo. Quindi tra noi tutto è lecito. Nessuna azione è impossibile. Sei musica per me. Lasciamoci andare. Niente può distoglierci da tutto questo. Impresso nella mente. Se non con te, con chi?
- ilprincipedellemaree: 16/04/2017(diritti riservati) -
 

Miscellanea: Il colore dei giorni

 
 


“ … La malinconia in questi ultimi giorni si struscia nell' animo con il preciso intento di darmi noia. Meschina … Devo fingere di non conoscerla ...
Sai, credo di aver bisogno di piangere ... Ma non capisco perché non ci riesco …” (dal blog: Ad un passo dai Sogni, di Nair.)

  
 
"E qualcosa rimane, tra le pagine chiare e le pagine scure". Così cantava l’ immenso Francesco. Sì, qualcosa rimane e le pagine chiare, al di là di tutto, sovrastano le scure; quelle pagine tetre, pagine simili alla mia apatia, negativa, becera, tracotante. Così come il sesso, crudele come non mai in una notte tutta da inventare; ma si dai, qualcosa rimane, ne sono certo; le pagine chiare, le pagine scure. Non è il chiaro e lo scuro che indicano lo scorrere dei giorni e del loro colore? si dei miei giorni sicuramente, così come lo scorrere del tempo. Presente e futuro si mescolano spesso in un pentolone che deve essere pilotato dalle mie mani sapienti, mani ormai esperte che miscelano al meglio gli obiettivi del chiaro e dello scuro, del primo o del secondo. Sono da sempre un abile osservatore del prossimo, fa parte del mio lavoro, anche se del prossimo, molto spesso, mi son limitato e tuttora mi soffermo ad osservare la scorza, solo quella e mi dedico al fisico che indossa in quel preciso momento il prossimo, quel maledetto prossimo senza il quale non ha senso l’ andarsene a letto e nemmeno lo svegliarsi al mattino con il loro odore tra  le carni, l' odore penetrante della rossa, l' odore gradevole della nera che ancora dormono, abbracciate, nell' intimo della loro immoralità, mentre le guardo, sazio e svuotato, fumando la centesima sigaretta. Questo modo di far sesso crudele com’ è attraente, com’ è intrigante; questa indifferenza alla sofferenza altrui, accompagnata spesso dal piacere nell’ infliggerla e com’ è sensuale quando ti lascia alle narici il sapore della soddisfazione, del riempimento totale. E tutto questo in quale casella si va a nascondere? in quella delle pagine chiare o delle pagine scure? Sono un tipo che ha sempre avuto la battuta pronta, molto utile per farsi strada in questo mondo di ladri, in questa società corrotta, senza valori e senza dignità, società incolta, strafottente, che non si guarda mai attorno, impegnata solo a soddisfare i cazzi sua e che ha la faccia come il culo. Mi conservo sempre una donna di riserva per scaldarmi in queste noiose notti milanesi, queste fottute notti cariche di nebbia che aleggia su i Navigli e sull’ inquinamento in generale. Infine nei periodi di scuro, non mi perdo d’ animo, c’ è la musica che mi soddisfa, la musica che balla attorno alla mia pagina scura per far si che si schiarisca, la musica che si stravacca con me sul letto ampio, caldo e profumato dell’ odore dei sensi ed è lì che sprofondo in un magico amplesso con lei. Ed è così che compongo, giorno dopo giorno, il mio libro, sfogliando pagine chiare improbabili e grottesche e pagine scure, impalpabili come la mia anima e lascio che le  sue vibrazioni scelgano la mia chiave di lettura; ma sì, in fondo ho tanto tempo dinanzi e in questo tempo ci sarà sempre molto da scoprire e riadattare, da plasmare e ricreare per far si che, al tirar delle somme, le pagine chiare superino, almeno di una, le pagine scure.
- ilprincipedellemaree:16/03/2017(diritti riservati) -

 

Racconti sensuali: Finalmente noi

 
 
 
 
 

“Se sapessi quanti minuti impreziosisco con gli attimi che mi hai regalato, guardando le nuvole che fuggono.” (bitw)
 
 
 
Non saprei descrivere il movimento dell’ anima e dell’ intelletto ogni volta che ti penso: è tutto un rigurgito di desiderio e rifiuto, una corsa sfrenata a tenerti e una voglia, un' idea fantastica che prende forma in pensieri frammentati; dovrei conservarti preziosamente in un cofanetto, oppure lanciarti elegantemente nel mio immaginario fantastico dove hanno posto le cose libere che m' appartengono, che fanno corredo alla mia identità; mi raggiungi quando non ci sono e mi lasci languire quando ho bisogno di te, quando la mia anima allunga i tentacoli per afferrarti. Tu vuoi che sia così e così è; ti adagi comodo tra i seni affermando il tuo spazio, il tuo rifugio, la tua isola e mi osservi mentre il caldo della pelle si confonde col fervore della tua immaginazione; tante volte mi hai presa, quante volte rincorsa e il mio fuggire era piacevole, come sentirmi preda desiderata, io  amo essere abbrancata; siamo entrambi gabbiani felici di spaziare nei cieli solitari, ma un richiamo fedele ci riunisce fatalmente. … Se solo chiedessi di darti un po’ di più, d' andare oltre, ti donerei l’ impossibile, il possibile è tuo ormai, già da tempo. Arriverei anche ad offrirti l’ infinito. E' mai possibile? Si, tra noi non c'è limite, perché il confine è stato oltrepassato nel tempo; finalmente noi, solamente noi, infiniti; la tua mente ha fatto superare l' immaginazione, quando mi guardi vibro al solo pensare che tu possa chiedermi di fare questo o altro, oppure che possa sfiorare la mia pelle solo col tuo respiro. Un grande rapporto, una considerevole unione di menti, nasce da uno sguardo e così è stato tra noi fin dal primo momento che ti vidi con quella donna, nel baretto all’ ombra dei portici. So che mi puoi far godere al solo penetrarmi gli occhi, anche guardandomi da lontano, so che ti è possibile perché il mio desiderio è questo, perché io amo essere afferrata e i tuoi occhi sono calamita per il corpo affusolato, per la mia mente sottomessa. Il mio cuore, dunque, abita l’ anima tua, ci corre dentro, ci sguazza ridendo felice, soddisfatto d' averti incontrato, d’ essermi confusa nei tuoi occhi; dimmi quel che vuoi che io faccia, tutto farò per te, giocherò a rincorrermi con i tuoi capricci; vuoi che ti penetri? che ti pieghi e ti prenda contro natura? Ho desiderato sempre fare questo gioco con te, l’ ho voluto tanto, io femmina, tu maschio virile, nei modi e nei giochi d’ amanti. … Danzerò nuda questo tango che tormenta la tua passione, ballerò con un altro, con uno sconosciuto, spierai seduto nella penombra della stanza; seguirai le nostre movenze eleganti e il mio corpo che parlerà a te, soltanto a te; t’ offrirò il vero intrigo di questo ballo, con il linguaggio e la sensualità del mio corpo; guarda il ventre nudo che vibra impazzito, trascinato dalle mani decise del mio compagno? vedi il desiderio e le gambe che scattano sui tacchi alti? questi sono i soli indumenti che indosso, le scarpe. Sono nuda come vuoi tu, spia tutto di me, non ti accorgi dell' eccitazione che sale? i miei seni che ondeggiano e il bacino che spalanca, al ritmo, il mio sesso intriso di sudore? t’ arriverà il suo profumo? chiudi per un istante gli occhi e sentine l' odore inebriante; lui ha tra le mani la mia pelle calda, i suoi muscoli scattanti m’  avvolgono e con le gambe, lo copro col mio sesso, gli procuro tormento e fremito; al suono della musica ci avviciniamo a te che osservi, impassibile. Mi fermo, mentre la musica va, slaccio la fibbia di una scarpa e offro il piede, tremo, ti desidero, cerco il tuo sesso, frugando, dolcemente, col piede tra le cosce ma tu interrompi questo gesto e lo porti, ingordo, alla bocca. ... Succhia, lecca le dita affusolate, le unghie laccate di rosso scarlatto, bacia la pianta intrisa di sudore e odore del cuoio, ti piace? t’ eccita vedere lo sconosciuto che strazia e morde il collo, all’ attaccatura dei capelli? dai, assapora le caviglie, sali ai polpacci, lava le mie cosce sudate, sono calda, eccitata, lasciva, sono una cagna ripulita dalle vostre bocche, dai vostri desideri sfrenati, ora nulla ci è negato, le vostre lingue che quasi s’ incontrano, si scontrano prese dall’ impeto di riempire i miei buchi e tu, come sempre, che riprendi il tutto, inquadrando ogni scena di questo film. Ora tutto è possibile, perché noi siamo infiniti. Finalmente noi: io, tu e la mia mente che è il cuore del tuo pensiero.
- blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree: 24/06/2015(diritti riservati)  -




Racconti sensuali: La stagione del cuore


 
 
 
 
 “… Cercami
negli occhi che luccicano bagnati d amore …” (bitw)
 
 
Ero quella che ero e questo, a volte, mi faceva sentire desiderata e richiedeva una certa spavalderia, sentivo come ci fosse un segreto che conoscevamo solo noi due ed ero convinta che avrei potuto dare tutta me stessa. Lui era un regalo del cielo, era come una bussola che diceva con precisione dove eravamo e dove stavamo andando, dove ci eravamo spinti e dove ancora potevamo inoltrarci. E noi respiravamo e quando respiravamo si ragionava e c' era una domanda che aleggiava intorno da sempre: avevamo bisogno l’uno dell’ altro? Si, certo, era essenziale. Ah, se solo avessimo aspettato la fine del viaggio, prima di dirci se in fondo valeva la pena mettersi in cammino. ... Ponevo tutto l’ impegno nel relazionarmi, nel dedicarmi a quel bastardo lussurioso, esaudivo con maestria e solerzia ogni desiderio, ogni comando e lui soddisfaceva ogni voglia, ogni mia richiesta, ma lavoro e pazienza portavano con se il desiderio di vincere, il desiderio, non la pretesa. Avevo bisogno di annusare il suo alito. Lui, la mia droga e quando era impossibile incontrarci, in quella specie di garage che aveva preso in fitto per noi, per i nostri incontri particolari, ne soffrivo e questa sofferenza la nascondevo nel fondo più recondito dell’ anima, per non distruggere tutto il resto. Riuscivo, ancora, a portare avanti questa storia, ma dove mi conduceva tutto questo? E fino a quando ne sarei stata capace? ... Aveva strane pretese e mi spingeva verso l’ ignoto da dove non ero sicura di poter tornare mentalmente integra. A volte resistevo, ma sapeva come prendermi, era convincente l’ infame, esperto nell’ ottenere e soddisfare ogni suo capriccio. Spesso mi chiedevo dove volesse andare a parare e spesso ancora m’ incuriosiva e provavo gusto a pensare e fare cose che mai mi sarei sognata di fare. Pretendeva mi masturbassi in videochiamata con lui, mentre mio marito dormiva di fianco a me e desiderava che riprendessi la scena che poi vedevamo durante gli incontri nel garage dove mi scopava a sangue e mi sfondava la mente. Metteva impegno nello spersonalizzarmi e vi riusciva. La stranezza era che, a volte, provavo un gusto bastardo nel seguirlo, non tentavo nemmeno più di decifrare le pulsioni che lo spingevano al raggiungimento del piacere, ogni processo era buono per lui. Provava immenso piacere nel sapere che mi stavo masturbando nel parcheggio di un supermercato, zeppo del via vai di macchine e persone che mi scorrevano di fianco lo sportello, diceva di scegliere un uomo o una donna o una coppia e di godere e venire pensando al piacere che potevano procurarmi, ognuno di loro. Lo facevo in un raptus di lussuria e di bestialità che in realtà non mi apparteneva e, come una cagna affamata, eccitata, lo chiamavo al cellulare mentre venivo, bagnandomi tutta, descrivendogli, fisicamente, la vittima da me selezionata per quella scopata virtuale. Ero proprio in uno stato di confusione e di disordine mentale. Ero la marionetta della sua fantasia  e lui muoveva i fili grottescamente facendomi strumento del suo piacere anche chiedendomi complicità nel fotografare a loro insaputa le mie  amiche, richiesta che avrebbe potuto crearmi problemi. ... Il godere mentale, più che fisico, era quello di sapere che potevo, a loro insaputa, fotografare o addirittura filmare, in pose ardite, le mie amiche, delle quali già conosceva, a menadito, ogni vizio e ogni loro recondito pensiero, che si faceva raccontare. E poi mi penetrava contro natura, come un toro infuriato e io ne godevo, si ne godevo come calda ninfomane. E anche in questo riuscivo, a volte, a soddisfare le sue voglie. Quante volte, al mare, inquadravo di sfuggita un capezzolo o il pube di una di loro e, in fondo, questo gioco, m’intrigava sempre più. Il proibito era, per me, eccitante se sapevo quale era lo scopo e spesso mi trovavo bagnata, proprio lì, tra le cosce. Ero perversa? Provavo piacere nel procurargli piacere? Stava pian piano rovinando la mia esistenza. Se rimanevo a dormire da una delle amiche, facevo di tutto per riprenderla in bagno, di spalle, sul bidet, o a letto in pose scomposte e sapevo che la sua eccitazione mi avrebbe ripagata, procurandomi ancor più immensi e sconci piaceri. Ero pervasa di libidine, la sentivo come il profumo sulla pelle. L’anima era persa, irrimediabilmente, la mente era sul punto di tradirmi del tutto. Ma per quale tortuoso sentiero mi ero inerpicata, dove diavolo stavo andando? A distruggere la mente e il mio cuore? Avevo giocato questa lurida, sporca partita che, sarebbe stata, anche l’ ultima, durata, in fondo, solo una stagione. Ma sono qui anche stasera, mentre mi dico che tanto è l' ultima volta e ti aspetto con lo stesso fremito e desiderio di sempre. La mente si è annodata, e non riesco a tornare più indietro, ma questo mi ripaga e mi getta nelle braccia del tuo inverecondo inferno. 
– blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree:18/11/2014(diritti riservati) –
 


Racconti sensuali: Incrocio sensuale

 
 



“... Cercami
in un caldo sorriso
che nasce dal volo della mia fantasia ..” (bitw).

 

Il mio sesso predilige l' odore e io pretendo il suo odore. Dovrà dirmi se mi vuole ora, più tardi o stanotte. Dovrà chiederlo se mi desidera, dovrà pregami, implorami e poi, ai titoli di coda lo farò godere e berrò tutto il nettare misto a pioggia dorata. E' la mia mente devota che chiede di lui ed è solo per una questione di gusto del proibito. Le dita della mano sono affusolate e lunghe, così come il dorso e quindi il palmo che riesce a possedere e dirigere verso l’alto e il basso il sesso, mentre lui, completamente nudo, è steso, da tempo, sul letto già tutto disfatto. Lo stringo forte come a volerlo affogare e la cappella s’incendia a un primo contatto simile a un sole di un tramonto purpureo. Voglio dargli e darmi piacere, voglio svegliarlo e renderlo vivace ad ogni carezza, amo questo gesto sessuale che mi attrae fin da ragazza. Ho deciso di portarlo al limite del sopportabile, l’ affogo nel palmo della mano, stringo il glande purpureo ricco del sangue che rimane imprigionato tra le mie dita laccate di rosso scarlatto. Lo stesso che ho sulle labbra, queste labbra carnose e sensuali che amano succhiare, che amano, sfrontatamente, leccare i membri arroganti dei miei corteggiatori questuanti, diversi tra loro, ma simili nel profondo. Lo tengo dentro, sveglio, tra le mani. Fra non molto farò piangere la sua cappella, si, piangerà calde lacrime bianche, lacrime vischiose che inonderanno le mie labbra e che tratterrò nella bocca, mischiandole alla saliva. Chiude gli occhi per immaginare, per fantasticare con la mente sensuale, quella mente lasciva che si ritrova anche quando vaga, come un predatore di menti, per strada.  Vorrà legarmi i polsi lasciando libere solo le mani, specialmente i palmi, vorrà farmi accucciare con le caviglie legate, mani e caviglie, in un semplice atto di sottomissione. ... Non sa che è del tutto inutile, che sono sottomessa a lui perché è la mente che lo vuole, che lo desidera da sempre, non ho bisogno di legacci, non ho bisogno di barriere e poi in questa tenera notte di maggio, in questo preciso istante sono io che lo domino, sono io che gestisco le pulsioni, sono io che regolo il suo piacere. Oh come è caldo, lo rinfresco facendogli cadere sopra un pizzico di saliva e come freme stretto nel mio palmo, sto prolungando questo immenso piacere, questa goduria per gli occhi di chi vuole capire, sapere, di chi vuole vedere. Sono vestita solo della pelle bianca e lentigginosa, di seni armoniosi e del pube rosso come il colore dei miei capelli lunghi e ricci, le ascelle, rigorosamente depilate, sono pronte per essere spalmate della sua saliva. Come amo questo gesto e come amo riceverla sulla punta della lingua che fuoriesce tra le labbra dischiuse. Lo sento, mugola, vuole eruttare la sua lava biancastra, forse è il momento, la mano è pari ad un ascensore non governato che sale e scende senza alcuna sosta, eccolo è mio, è in mio potere. E se fermassi il ritmo della mano bruscamente? Se uscissi velocemente dalla stanza? No non è nella mia indole far questo, lui è sempre il mio signore e tale resterà. Accosto le labbra al glande per ricevere tutto il seme, il fiotto è abbondante e lo diluisco con la saliva per poterlo trattenere meglio nella bocca. “ Vieni tesoro, sei il nostro desiderio proibito, avvicinati, spogliati, stenditi tra me e lei, tra noi due, qui nel mezzo e offri il tuo corpo superbo, donaci piacere, noi ti faremo vibrare e ti soddisferemo. Apri la bocca e bevi dalle sue labbra il seme misto a saliva. Ecco così, le vostre bocche unite in un bacio superbo, poi i nostri tre odori mischiati in un solo, unico odore”.
- blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree:24/05/2014 (diritti riservati) –

 

Racconti sensuali: Lezioni di tango



 
 
“Sorrido all'ombra di carezze regalate, rincorro tutto l'amore che rimane.
e riesco ancora come cera fusa, a disciogliermi al calore che mi porto dentro.” (bitw)

 
Le dico di mettersi in piedi a cavallo del water, offrendo le spalle. La fronte e le mani poggiate alle piastrelle fredde, quasi in posizione di resa, col bacino leggermente curvo e nuda, naturalmente. La posizione non è comoda ma ubbidisce perché desidera soddisfare la richiesta. Sa cosa voglio vedere ma, ancora, non mi rende partecipe dei suoi intimi pensieri. Non rivelerebbe mai il desiderio d’offrire alla mia carne ogni goccia dorata e poi con labbra calde, asciugare in tutti gli angoli la pelle fino a leccare il mio buco virgineo e a penetrarlo con la punta della lingua. Aspetta paziente che le sveli i bisogni. M’offre tutta la parte posteriore del corpo che porta, ancora, i segni del mare d’estate. Il bianco dei glutei sodi sui fianchi pieni e il bianco della striscia del reggiseno. Sono belle le spalle, larghe e forti, i capelli rossi nascondono il collo, non vedo l’incavo delle ascelle, nascondiglio della lingua e della mia saliva. E’ già bagnata solo al pensarmi immobile alle sue spalle, aspetta impaziente che il dito medio, esplori il buchetto rosa che m’appare ogni volta che si piega in avanti. Conoscendola so che vorrebbe altri occhi, oltre i miei, che possano ammirare tutta la scenografia allestita. Altre mani che possano applaudire le movenze e altre fasciate da guanti bianchi che lievemente passino i polpastrelli sulla sua carne scossa da tremiti violenti. Aspetta che la penetri contro natura, questo è l’atto sessuale che ama profondamente, il suo buco s' apre al desiderio del mio sesso già duro. Ha dei fremiti e in un lieve mugolio dice che aspetta, con pazienza, il mio dare e ancora che è stancante la posizione in cui l’obbligo e che a piedi nudi ha freddo. Vorrebbe correre in strada per invitare un passante, uno sconosciuto. Il gioco sensuale e lascivo è questo, solo un viandante potrebbe procurare piaceri mentali e fisici tali da lasciarla sfinita. Un uomo, che una volta soddisfatte tutte le voglie sparisca nell’oblio. Un uomo che s’impegni a riempire, più e più volte, di seme caldo, il fondo schiena impazzit0. Ora è come cagna in calore. I miei sguardi per lei sono pari al mio sesso. Lo so da sempre. E mi dice che finalmente ha soddisfatto la mia richiesta, entrando ieri in un negozio timida e titubante e uscendone soddisfatta con un pacchetto sotto braccio. Ride di gusto, felice dell' impresa. Mi chiede di prenderlo dove lo ha nascosto a qualche occhio indiscreto, nell’ armadietto dei trucchi. Eccolo grosso e nodoso tra le mie mani, del color della carne, possente, pronto a vibrare. Inarca i fianchi e mostra il suo buchetto bagnato per le contrazioni e gli spasmi. Mi dice che è gelido al contatto, ma so che lo scalderà dei suoi umori. Le toglie il fiato mentre contrae il ventre per trattenerlo. Aumento il ritmo e lei s' espande, completamente abbandonata, in un atto di totale sottomissione. Dolce, piena e lasciva offre le natiche allo zenith. Porta le dita tremanti, tra le pieghe del fiore bagnato e comincia a giocare col clitoride, poi dice: “Amore, sono tua. Sei il tango argentino della mia fantasia, dammi piacere, fai di me quel che vuoi.” 
- ilprincipedellemaree: 22/12/2013(diritti riservati)  –
 

Racconti sensuali: I tuoi occhi

 
 



 “... Cercami vicino a te,
è lì nella leggerezza dell'anima libera
dove io esisto.” (bitw)

Sempre in ritardo, come era consueta fare, per indugiare agli sguardi rassicuranti di fronte allo specchio e per darsi gli ultimi ritocchi. Il corpo valorizzato da un tailleur color sabbia, le gambe tornite avvolte in calze marroni, slanciate e scattanti. L’aspettava quel treno, quella piattaforma di lancio, quel viaggio, l’ opportunità di un nuovo lavoro. Sepolta la sua monotona storia con un compagno ingombrante, segregata, definitivamente, nella penombra di uno studio legale tra marche da bollo e sospiri di sollievo, che aveva accettato solo per il timore di perdere il posto. Il taxi l’ aspettava in quel pomeriggio d’ ottobre inoltrato e malinconico, pieno di una pioggia fastidiosa. A piccoli passi traballanti e incerti, sui tacchi alti, lo raggiunse felice per l’ opportunità che le si era presentata e si tuffò veloce all’ interno, assaporando una gioia remota. Finalmente poteva pensare e sognare di se stessa e dell’ uomo sempre vissuto, esclusivamente, nei suoi pensieri, desideri addomesticati, interrotti e appannati che ora tornavano a sfrecciare liberi e fluidi. La pesantezza e la piattezza dei suoi giorni, dei doveri, dei suoi amplessi scarni e ripetitivi col compagno, erano un ricordo da rimuovere, da buttare via. Apriva la mente ascoltando il messaggio incalzante del corpo, ora poteva lasciarlo parlare, modularne i segnali e lasciarlo vibrare. Il tergicristallo impazzito scandiva ritmicamente i suoi pensieri e si lasciava cullare da essi. Chiuse gli occhi e carezzò le gambe per aggiustarsi le autoreggenti, immaginando la mano di quel lui, su di lei, calda, discreta e maliziosa che la carezzava tra le cosce, bevendola tutta, tutto, umori e intimi bisogni. … E quell’ uomo esisteva nei suoi sogni da sempre, era nato al buio della sua stanza, nei momenti spezzati dalla solitudine di una vita piatta, nei desideri reconditi, i più proibiti e contorti, sbocciato nella fantasia e nell’ inconscio, complici dell’ insoddisfazione. Ora prendeva forma e lei già ne assaporava l’essenza fatta di attese, tormento e stupore. Lui, discreto, raffinato, ma prepotente nei pensieri e nella carne, avrebbe diretto e pianificato le sue pulsioni e l' espressività erotica dirigendo come un maestro la voglia di trasgressione. Oh si, lui avrebbe aspettato prima di compiere, l’ avrebbe fatta gemere a lungo prima di arrivare al piacere con la giusta dose di crudeltà, come piaceva a lei. Non sarebbe caduto nelle banalità, lui sapeva chi era lei, solo lui la conosceva bene, mentalmente. L’ avrebbe fatta godere all’ infinito prendendola contro natura, piegandola di spalle sul tavolo della cucina o del suo studio come desiderava. Era eccitata, la mano cercava il rifugio caldo, quell’ approdo sicuro che la trasportava nella sua intima curiosità di darsi piacere ora, lì, tra la confusione dei clacson, del lampeggiare dei semafori e nella penombra di quel pomeriggio di pioggia. Aprì gli occhi che si posarono su quelli del tassista, riflessi nello specchietto retrovisore. Occhi vivi, scuri che la scrutavano, furbi, intriganti, lascivi. Era bagnata fradicia, lì tra le cosce, tanto che con una lieve pressione delle dita sul clitoride venne, mugolando e ansimando, negli occhi curiosi del conducente. ... Ritornò a rimuginare su quel lui, entrato di soppiatto nella sua mente, che in poco tempo, l’ aveva soggiogata, resa schiava. Bocca, mani e braccia distanti, avvicendati dal desiderio, dopo essersi scaldata dai suoi sguardi e carezzata dalle sue parole, perchè lui sapeva parlare al suo corpo, pensava alla sua voce e agli ordini imperiosi, ma mai violenti, lui che non amava le cavalcate sfrenate, ma amava i passi di danza, le corde pizzicate di uno strumento, dove il respiro è rotto solo da parole e gesti eloquenti. Lo vedeva vestito sempre elegante, l’ espressione burbera e ombrosa, lo sguardo tagliente come i suoi occhi. Oddio, i suoi occhi cosa non erano capaci di fare! Quante volte si era tuffata dentro di loro per assaporarne la carezza che arrivava dritta come una coltellata nelle viscere giù, giù, fino a farla godere a distanza. Solo con lui poteva gioire ogni volta che la chiamava, come un padrone fa col suo cane e lei scodinzolante gli si sarebbe accucciata ai piedi leccandoglieli. Avrebbe amoreggiato solo con i suoi occhi e avrebbe goduto, infinitamente, senza che lui la sfiorasse. Quell' uomo elegante dai gusti sobri e raffinati che stridevano con la mente sua così turbolenta, con l' imprevedibilità, con l' irruente capacità d’ ideazione e di dolce violenza sottile. Godeva di questi pensieri che dominavano ogni angolo della mente, era eccitata ancora e ancora e pronta, come una donna senza freni, a un secondo amplesso solitario, lì nel buio del taxi. ... L’ aspetto esteriore sembrava nascondere tutta quell’ energia della sua mente fervida, ma di lui aveva bisogno, di lui che desse fuoco alla brace che sopiva dentro di lei. Ma esisteva? E se si, dove? In quale parte del globo? E la pioggia scorreva sui vetri, lei la guardava incantata. In quale meandro sperduto era accucciato? L’ avrebbe mai trovato? Il taxi si fermò e lei scese proprio dinanzi l’ ingresso della stazione e s’ incamminò a passo svelto verso il binario mentre un brivido le percorreva tutta la schiena. Solo per i suoi occhi per uno suo sguardo profondo sarebbe venuta colando umori, con suo sommo piacere e ancora avrebbe esaudito, con fedeltà e maestria, ogni richiesta, ogni suo desiderio. Passava davanti gli scompartimenti sporgendosi con la testa oltre le porte per vedere se c’ erano posti liberi e in posizione di fianco al finestrino. Sentì una voce calda dirle: "Accomodatevi di fronte a me, qui di fianco al finestrino. Sedete. Fermatevi con me. Siete bella, molto bella". " Oh questa voce. Imperiosa. Finalmente! Ti ho scovato voce mia! Uomo crudele, eri accucciato qui eh? Qui eri rintanato mio signore. Eccoli i tuoi occhi, i tuoi occhi e la voce, sarò tua mia splendida canaglia.”
-  blowing_inthe_wind e il principedellemaree:17/11/2013(diritti riservati) –


Racconti sensuali: Valzer remix

 
 
 
 

“Ogni volta che aprivo gli occhi nasceva una favola,
tutte le volte che la notte li chiudevo continuava il sogno.” (bitw)
 
 
E ti vengo a cercare nelle ore che sono solo mie, nelle sere sottomesse all’ apatia che mi violenta. Vorrei dirti che ora sono pronta, che son calda e vibrante come vuoi, ma son qui a ricordarti ancora e a materializzarti solo col pensiero. Guardo attraverso il vetro appannato e disegno con la punta del dito il tuo nome, poi lo cancello con vigore e rabbia, tu sei con lei sempre, da sempre! Cosa può darti che io non ho, cosa ti ha stregato sottraendoti a me? Io sono tua e ora sono un’ ombra che imbratta i muri e insegue la tua che fugge. Scendo in strada come in trance, le pareti mi soffocano e ho bisogno di respirare, di scrollarmi di dosso la tua ossessione maledetta, fatta di desiderio, di nostalgia. Cammino con le mani in tasca e il bavero della giacca alzato sulla nuca, quella parte del corpo che tu ami baciare all’ attaccatura dei capelli e che mi procura brividi d’ eccitazione intensi. Il vento mi sferza la schiena, il naso è all’ insù per fiutare il tuo odore che ho perso con la mente frastornata e gli occhi fissi nella nebbia. Mi siedo su di un muretto e la luce del lampione m' accarezza con la sua inconfondibile malinconia. Chiudo gli occhi e ti respiro mentre quest’ aria fredda m' infonde gelida lucidità. Ora mi sento rinata dal torpore, questo vento assassino ha scosso la mia pelle ed ho voglia di reagire, di ferirti, anche se non ci sei. Io sarò di un altro. Ho deciso. Devo solo aspettare. Voglio sprofondare in un abisso dove solo il piacere mi porterà lontano. Non ho paura, sono pronta a tutto. Saranno le mani di uno sconosciuto a cancellare il ricordo delle tue, mi donerò spudoratamente come per purificarmi della tua idea che mi perseguita, ma mentre penso tutto questo m' accorgo che sto tremando e non solo di freddo. Si ti affogherò nella mente, donando il corpo a un uomo lascivo e violento che sconquasserà le mie carni imbrattandole della bava, degli umori, dei suoi liquidi. … Non ho avuto nemmeno il tempo di lavarmi pur di scappare dalla stanza in preda al pentimento e alle lacrime per il gesto insulso che ho fatto. Dove sei amore mio? Perché non hai sfondato la porta di quella gabbia per atterrirmi coi tuoi occhi, quegli occhi che mi rendono schiava in ogni momento della giornata? Perché hai permesso che mi vendicassi di te, offrendo il mio corpo a uno sconosciuto? Per godere del mio dolore? O l' hai messo tu sui miei passi? Sei capace anche di questo pur d’ allontanarmi da te. Ora ripensando al tutto, ne saresti stato capace, abile manovratore. Non so se ho goduto tra quelle braccia muscolose, villose, che sapevano di terra, di zolle, d’ arida terra. L' alito pesante, di liquori bevuti, così come la sua barba ruvida, sono stati per me come una scossa elettrica che mi sprofondava più giù dell’ inferno. Ho goduto dei suoi amplessi affrettati e continui? Non so, non ricordo, non voglio ricordare, si, ho goduto, forse. Nella penombra di quella stamberga si è consumato un pasto che in altra situazione, non mi sarebbe affatto dispiaciuto, se il gioco fosse stato condotto da te. Da te, abile prestigiatore, abile manovratore dei pezzi di una scacchiera. Ma io, solo io, ho voluto tutto questo, accettando le avances dell’ uomo dinanzi a quel bar. Ho bisogno di riposare, di sedermi su una panchina, per riflettere e rivedere nella mente, tutta la scena, le mie cosce divaricate, spalancate, mani che si accaniscono su e nel mio ventre, bocca aperta piena di lingua umida e sperma, il buco posteriore che ancora cola saliva mista a liquido. E così stordita, sconvolta e come in uno stato ipnotico, mentre scappavo, ho annusato le mani umide dei miei umori, come faccio sempre, dopo l' amore, per sentire la tua fragranza, ma non c' era il tuo odore, c’ era solo un nauseabondo retrogusto, solo un sapore amaro di vendetta. 
- blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree: 05/06/013(diritti riservati) –

Racconti sensuali: Prelude

 
 
 


 
 
Cercami nelle voglie lontane che parlano sommesse, cercami nel mio caldo sorriso, cercami lì, vicino a te.” (bitw)

 
E mi guarda come se non avessi la mia età, come se fossi una giovinetta in gita domenicale al mare. Mi guarda dentro, mette a nudo la mente, ne diventa padrone come a desiderar di renderla schiava. E' come se avesse aperto con le chiavi giuste una cassaforte. Si fanno trasportare entrambi, sollevati da un vento malizioso e invisibile che li travolge con veemenza e infinito trasporto. Lui domina la scena, guarda le forme dei seni al di sotto del largo pullover che, comunque, le lascia trasparire. Lei, sguardo dopo sguardo, scivola negli occhi e nelle sue parole, avverte la sensazione di essere sempre più spogliata e indifesa alle sue pupille imperiose. “Mi vuoi?” Abbassa lo sguardo arresa, “ Ti voglio. “ “Cavalcami come si cavalca un giovane puledro”. Si sfila, con gesto veloce, il pullover e mostra i seni pieni che carezza col palmo delle mani passandosi la lingua umida tra le labbra come fossero riarse dal sole. E ancora vincono gli occhi e i suoi piccoli gesti che vengono a mordermi e a scuotere nel profondo, come la saliva fatta cadere dall’ alto delle labbra strette a cuore, sopra i miei capezzoli drizzati. Porge i seni come coppe a cui accostarmi per deliziare il palato ingordo. Bevo, mentre lei, con gli occhi chiusi mugola assaporando le mie labbra che vi si aggrappano avide. Allunga il braccio al mio viso dopo che ha scaldato la mano là nella sua intima piega nera e l’ avvicina piano al volto, alle narici, alle mie labbra e io sono qui che aspetto il suo fare. L’ odore intimo, quell’ odore che anche a lei piace al punto che si lecca la mano per inebriarsene e per eccitarmi. Ogni gesto è un’ offerta sensuale, un linguaggio inequivocabile e irrinunciabile che mi obbliga alle richieste di femmina mai sazia, di femmina che vive ogni angolo perverso del sesso. Passa la lingua ricca di saliva nell’ incavo delle mie ascelle e poi le succhia avida come una sanguisuga che s’arricchisce del sangue della sua preda. Sono io la preda, io il suo sangue. Sento svuotarmi di piacere alla forza di quella bocca. Le labbra e le guance intrise di saliva e del mio sudore spennellano il petto che inarco per accoglierla, anche quando si accuccia dietro le spalle per dipingere con la punta della lingua la lunghezza della mia schiena e poi indugiare sui glutei coi denti e morsi violenti. Ancora labbra che bagnano, che scavano, che succhiano intorno e dentro il mio buco. La sento soltanto, non la vedo, sembra una fiera che assaggia il pasto e lo pregusta prima di divorarlo. Ascolto il ritmo del suo respiro affannoso dove la lingua frenetica percorre la pelle, m’ avvolge le gambe tra le sue cosce serrate e scalda il fondo schiena col sesso bagnato e bollente, ostenta una danza del ventre sfregandosi contro di me. Mi volto, afferro i polsi, lecco la bocca bagnata, contraggo i glutei. "Voglio! Ora, subito." Lei sguscia veloce e siede sul mio collo coprendomi la bocca con la sua fessura nera ricca d’umori misti a pioggia dorata, muovendosi con calma come una maestra davanti al suo alunno. "Devi aspettare, devi farmi vibrare, poi verrai, ma solo quando lo deciderò." Chiudo gli occhi e con le mani ancorate ai glutei pieni, che danzano sulla mia bocca, respiro e bevo, succhiando, tutto quel che ha dentro il ventre. Divoro e tormento quelle labbra e il clitoride mai sazio e prepotente, mentre urla e si dimena e i minuti si dilatano nell' attesa, come il mio membro turgido che aspetta e spera.
- blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree: 22/04/2013(diritti riservati) -
 

Racconti sensuali: Come tu mi vuoi

  
 



“Il fumo della mia sigaretta disegna il profilo delle ore che si fermano, mi avvolge, mi stordisce. Spirali di niente dense di pensieri che magicamente si arrampicano per poi dissolversi, lasciandomi inerte, ma pronta a ricominciare.” (bitw)


Sono la corda di violino nella tua mente di compositore sfrenato. Io sono lo strumento pronto a vibrare solo se tu lo vuoi. Solleciti la mia volontà e il corpo risponde. Mi piego come una canna al vento e t' aspetto mio adorato vento. Sei il mio padrone e tutto ti è concesso. Ecco che affiorano alla mente i ricordi indelebili dei nostri primi passi. Si, ricordo la prima volta che sentii quella spinta, quella morsa allo stomaco che mi procurò la tua assurda richiesta. Mi chiesi se non stavi oltrepassando i limiti, ma tu già capivi come possedere la mia mente. Sprofondai, scivolando rovinosamente, in una palude di sensuale sottomissione. Mi parlavi al cellulare ed entravi nella carne con le tue parole. Frantumavi il tempo della reazione e io t' ubbidivo, come ti ubbidisco sempre, in ogni momento della giornata. ... Ricordi? "Voglio che tu esca di casa, ora, immediatamente, senza truccarti ne pettinarti, pensandomi intensamente. Non indossare slip, fallo subito e fai ciò che ti chiedo. Fallo per me. E' un ordine il mio!" Non appena sentita la richiesta, le mani avevano già compiuto il gesto di denudarmi dello slip e in preda a una voglia ossessiva mi trovai per strada, in trance, camminando come un automa felice del mio coraggio, stupita della mia rapida risposta, convinta ogni istante di più di quel che facevo. Nel tempo mi avevi studiata così bene, da persona addestrata a gestire, organizzare e controllare altre persone, che riuscivi col tuo modo d' agire e di parlare con semplicità, a penetrarmi ogni giorno di più nella mente. Il tuo scopo principe era quello di unire le menti, poi con tutta tranquillità avresti sottomesso anche il corpo al tuo, se necessario. … Era un gioco talmente sensuale al quale non avrei rinunciato per nulla al mondo. Ti pensavo mentre camminavo per strada, rivedendo come in un film il nostro inizio, le nostre prime chiacchierate in chat, i primi passi verso una conoscenza che non era intesa a invadere la nostra privacy, ma intesa a possedere le menti e farle nostre, poi l’ uso della videocam, data la lontananza vivendo tu al nord e io in provincia, al centro. L’ aria mi carezzava nell' intimo, lì tra le cosce. Chiudevo gli occhi e fremevo come sospinta dal tuo pensiero, eccitata dalla situazione, eccitata dall’ aver ceduto e trasgredito, eccitata dall’ impulso che mi avevi trasmesso, eccitata della mia arrendevolezza. … Sentivo i tuoi occhi che mi seguivano, io li sentivo lì appoggiati a me così come il tuo fiato caldo che respirava la mia impudicizia. Pensai di rientrare in casa dato che avevo passeggiato intorno a tutto l’ isolato. Tornando a casa, non vedevo l’ ora di dirti ciò che avevo provato, che avevo eseguito il tuo ordine e il dirtelo mi eccitava ancora di più. Mi stupii quando dicesti che eri sicuro della mia ubbidienza. La ferma sicurezza del mio cedimento, la dipendenza era una cosa scontata e io che mi frugavo dentro per capire e più mi facevo domande, più mi sorprendevo. Aspettavo che tu dicessi una qualsiasi cosa che ti facesse piacere perché sarei stata pronta a dirti di si, senza aver tempo o diritto di replica. Mi struggeva assecondarti e tu sapevi che io godevo anche di questo. … Non usavi legacci con me, non usavi corde, forse per te era del tutto indifferente usarli, dato che utilizzavi soltanto la mente, come se tutto questo fosse un gioco dell' intelletto più che del fisico. Io sopra il letto contorcendomi con la spasmodica voglia di te, sono pronta e tu, al cellulare mi sussurri, mi inciti mi provochi, mi affondi. La tua frenetica fantasia sa comporre brani stupendi, quante anime hai rubato nel tuo vagolare infinito? Io attrice e interprete sono una pedina impazzita nei fili della tua mente e non riesco a resistere, a negare anche quando ordini, pur chiamandomi “ piccina mia ”. … Sei venuto più volte giù da me in treno, ricordi? Guidare e viaggiare da solo in macchina ti annoia, ricordi? Lì in quell' albergo, impassibile come una statua, mi hai guardata far l’ amore con un altro. Tu l’ ordinasti, pur sapendo che ero riluttante, ma la tua voglia imperiosa apriva sempre il varco alla mia e mentre regalavo un amplesso struggente, sublimavo il piacere donandolo a te e godevo e venivo solo guardandoti negli occhi, quegli occhi tuoi neri e penetranti. Forse è che la tua mente, più sensuale di una carezza o della tua bocca umida, mi possiede e mi conduce all’ Inferno. Io sono qui e aspetto, perché alla fine, so che tornerai, sempre, da me, come il vento che sibilando sconquassa la sua canna.
- blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree:14/02/2013(diritti riservati) -

 

Racconti sensuali: Nel silenzio

 
 




“Ci sono giorni in cui un filo si snoda dalle tue mani e mi strattona il ricordo, il bisogno, la nostalgia.“ (bitw)
 
Eccomi ancora qui tra queste pareti silenziose che odorano di me, che sanno tutto di me, che proteggono e riparano, che sono complici della mia intima natura. Mi cerco nel buio e ascolto col battito del cuore che accompagna il tumulto dei pensieri; le mani sono calde così come il ventre e il sangue fluisce alle tempie, mentre distesa sulla poltrona, abbandono la mente al rincorrersi d’idee vagabonde e intime in questa mente ricca di pensieri affollati. Ho voglia di sentire l’uragano dentro me, quell’ uragano che sconquassa tutte le parti intime; Ho voglia di stupirmi, di esaltarmi. Ho voglia di amarmi qui distesa, ora, si, ora, in questo momento. … La musica che martella l’anima, simile alla mano di un musicista che batte cadenzata su di un tamburello africano; Questa musica, come è da sempre, mi incita, mi spinge e mi trasporta lontano, sognando ad occhi aperti fino a sollevare il velario dell’oblio. Accarezzo i seni con dolcezza come a prepararli per questa bocca assetata e in preda ai morsi della fame. Sono duri i capezzoli, oh si, come sono duri e con quella pigmentazione marrone che li fa risaltare e ha eccitato chiunque li abbia assaporati. Essi reclamano quelle labbra, io però immagino le tue di labbra. .… Chiudo gli occhi per guardarti meglio e ti vedo, mentre con mano esperta accarezzo il clitoride tenendolo stretto tra l'indice e il medio. Siete vicini l’uno all’altra e danzate, annoiati, questa musica beffarda e particolare che sollecita e m’ intriga la mente e libera, come una donna di malaffare, la fantasia. Sono io ciò che tu desideri, sono io che ti accendo la mente, è il mio odore la fragranza che ami, la saliva e la pioggia dorata sono la bevanda che ti dissetano. Lo so ormai da tempo e il pensarti con lei procura un’ insofferenza atroce come un senso di privazione, ma allo stesso modo eccita e accresce il desiderio di riaverti presto tra le braccia più avido e affamato che mai. … Affondo le mani con forza tra le cosce e m' abbandono al più tenero e dolce tocco delle dita; Penso che tu sapresti farmi gridare solo al contatto delle tue e il ritmo del movimento fa sussultare il diaframma spezzato dai sussulti e i respiri. Le cosce contratte sono divaricate ma ogni tanto si chiudono come per prolungare quell’attesa divina che trattengo a fatica. … I fianchi sussultano esausti, la mano ora accelera il ritmo. Mentre stai vivendo la noia io m' invento la voglia di te; domani sarai di nuovo qui tra le mie cosce che t’ avvolgeranno e la bocca berrà quest’ umore che ora esce dal fiore nero, mentre sento la vita che urla e spasmi veloci che accompagnano il piacere bagnato. Appoggerò le dita umide alla tua bocca e tu ad occhi chiusi le leccherai ad una a una, succhiandole. Così ti accoglierò quando verrai da me. … Ora che sto godendo so di certo che la stai penetrando, vero? L’hai fatta voltare di spalle piegandola sul tavolo della cucina. Lo stai facendo affogando i tuoi pensieri nei miei, sapendo che sto venendo e godendo di te, solo al pensiero di te e certa che domani berrai tutto di me con quella bocca avida e affamata. Mi farai sedere sul water con le cosce divaricate, come so che tu mi vuoi. E lì procurerai gioie tali da essere conservate in un piccolissimo angolo della mente. Sarai in piedi a pochi centimetri da me e strofinerai il sesso pieno e duro tra i miei seni, sui capezzoli, sul collo, sul viso, tra i capelli. Vorrai sentire e vedere il liquido uscire come una pioggia dorata dal fiore, con le sue piccole labbra gonfie e rosse come il sangue; la musica sfuma insieme ai miei umori e ai pensieri mentre tu accanto a lei, ora, dormi annoiato e cullato da una nenia che io conosco bene.
- blowing_inthe_wind e ilprincipedellemaree:24/11/2012(diritti riservati) – 

 

Racconti sensuali: Rosso tango

 
 





“Quando penso ai tuoi occhi, io vedo mare verde profondo e mi ci immergo felice fino toccare i fondali. Ed è lì che voglio posarmi prima di chiudere i miei.” (bitw)

Muovo le gambe tra le coperte per cercare ancora un pò di quel tepore che il tuo corpo regala mentre giaci sonnecchiando. Ma tra le lenzuola, con ancora il tuo ricordo impresso, non ci sei più. Dove sei mio dolce ardore? Allungo un braccio e il materasso è vuoto. Fuori piove e la pioggia lo sai mi dona, smetto di guardare il soffitto per gustarmi il tintinnio dell' acqua sulla strada interrotto qua e là da un'auto, il saliscendi del petto è ormai cadenzato da quelle goccioline lente e costanti, frenetiche e veloci. Mentre piego e subito allungo una gamba, mentre le cosce si sfiorano, mentre le mani accarezzano le floride curve dei fianchi e il morbido del ventre, scorrono le dita gustando ogni centimetro di pelle in risveglio. Mi scopro un seno, mi piace la percezione del lenzuolo di seta sul capezzolo duro. La mente viaggia, divaga, pensa al tuo sesso, alle vene in rilievo, alla sua punta che lacrima. Immagino quel nettare denso scorrermi dal mento, gocciolare sul petto. La pioggia incalza là fuori come la mia voglia qui dentro ed è allora che sfioro il leggero tessuto degli slip già intrisi d' umori, la leggera peluria e poi il fiore, già oscenamente in subbuglio, grondante. Un leggero gesto delle dita e la stoffa si stacca dalle grandi labbra gonfie, impaziente affondo una, due, tre dita, dondolo tutta tra quelle lenzuola e il respiro s'a ffanna e lievi mugugni fanno a braccetto con la pioggia, infastidisco il mio sesso fino a che gli umori colano, le gambe tremano e un suono di piacere lascia l'ugola. Intenta a darmi piacere, un fruscio improvviso mi distoglie. ... Son fermo sotto l'arco della porta, ti osservo mentre ancora distesa sul letto spendi, scoprendoti un capezzolo, questi ultimi istanti di pigra beatitudine. Di certo hai imprecato accorgendoti che non sono al tuo fianco a respirarti tra i seni. Tu che ami accucciarti in me, tu che mi dai quiete e quel benessere che mi fa dimenticare il mondo. Ti guardo allungare le gambe e guardo le mani che carezzano quelle floride curve dei fianchi che sono solo mie e dove solo io vagolo con le labbra umide e la mia bocca affamata. Mio è il tuo morbido ventre come il latte. Mia sei tu, solo mia. Impazzisco di piacere quando sussurri che sei mia, solo mia. Ecco che il sesso svetta e si gonfia per l' affluire del sangue alla sua testa rossa e piena, già pronta e lubrificata. Il desiderio mi prende, sale su per la schiena. Ti farò giacere carponi, con mani e ginocchia poggiate su queste, ancor calde, lenzuola di seta. Leccherò per interminabili minuti il tuo buchetto rosa e poi con garbo m' introdurrò in te, aggrappandomi ai seni pieni. Stai giocando col tuo fiore rosso, io col mio sesso impazzito che già vuole spruzzare ovunque il suo nettare bianco. E fuori piove e spio la tua bellezza, mentre sento il respiro affannoso e i mugolii che non riesci ad affogare nel cuscino. Voglio venire, ora, con te, dai. Il desiderio è talmente intenso che basta un leggero tocco delle dita per godere, con tutto il corpo ai tuoi sussurri e ai suoni di piacere che il battere della pioggia sui vetri non riesce a zittire.
- babettekalimera e ilprincipedellemaree:06/11/2012(diritti riservati) –