29 giugno 2016

Miscellanea: Finale di partita







"… E' un sabato di momenti che mi ritrovano e aiutano a far pace con l' animo … E' un sabato di piccole cose. E' un sabato vestito di me. “(dal blog: Ad un passo dai Sogni, di Nair)

Era simile all’ immagine stampata su di un libro o era reale? In quel momento non ne ero consapevole. Eppure sembrava d’ averla già vista tra le righe dei miei ricordi giovanili. Appariva come la miniatura di un segnalibri inserito in una raccolta di poesie di Jana Cernà o forse le somigliava in modo sorprendente. La notai mentre s’accompagnava a due uomini di differente età e fattezze, l’uno distinto, capelli brizzolati, barba trascurata, occhi azzurri, l’altro, più giovane, capelli lunghi, occhi scuri, sguardo penetrante. Un triangolo, lui, lei, l’altro, niente male, anche se il mondo era sazio e annoiato da queste situazioni. Non molto alta, splendida nelle forme, carnagione chiara, biondo naturale, occhi penetranti che dal blu diventavano grigio chiari. Ne rimasi colpito a maggior ragione per la bellezza sensuale ma anche per lo sguardo seducente. Si accomodarono di fianco al mio tavolo e per tutto il tempo non riuscii a distogliere lo sguardo dal volto e quindi dal corpo e la cosa che più m’affascinava era il suo ridere con gli occhi e poi, ma non subito, con gli zigomi e le labbra. Sarebbe stata una degna amante per il mio degno sapermi offrire, sicuramente una femmina dominante, una che sapeva tirar le fila in ogni gioco, dal più semplice fino al più complicato e lascivo. E il destino doveva essere scritto nella notte di quest’ agosto torrido, così torrido da attraversarne le membra, trattenendo il respiro. Sorseggiavo un bourbon e osservavo attentamente non volendo perdere un solo briciolo della loro gestualità ne della conversazione che riuscivo a percepire anche se non distintamente. Che cosa accomunava queste tre persone? Uno era il marito e il giovane, l’amante? O i due erano amanti e la donna loro confidente? Conducevano tutti e tre un gioco perverso o era lei che li dominava? Anche se ogni personaggio poteva essere al tempo stesso aguzzino o vittima degli altri non ne sarei mai venuto a capo, ma era importante per me il saperlo? Certamente no. Eppure la situazione m’intrigava ed era una delle pochissime volte che mi lasciavo coinvolgere, che mi ponevo domande e cercavo di darmi risposte e il tutto, sicuramente, era dovuto al caldo torrido che mi spappolava il cranio. No, erano solo amici i tre che sedevano di fianco al tavolo del Cuba Cuba Club, nella fantasiosa e incantevole isola. Basta pensare, dovevo estraniarmi da tutto ciò che circondava la mia persona, era necessario rilassare la mente, isolarmi, non pensare, non pensare, non pensare. Comunque bella, tanto bella da far duellare delle anime gentili e sicuramente perversa, da desiderare d’ uccidere per possederne il corpo ma non certo l’ anima. Volevo, dovevo avvicinarmi, trovare il momento propizio per poter finalmente scambiare due parole, quattro chiacchiere tali da creare un ponte tra noi, un approccio, ma immaginavo il tutto molto complicato. Non potevo perdere la speranza e mi dovevo ingegnare per trovare quei due minuti per un utile approccio, la fortuna non mi aveva quasi mai voltato le spalle, confidavo anche in essa quella sera. L’ uomo brizzolato salutò con un cenno della mano le persone appena entrate sulla terrazza del Club, si alzò e sorridendo alla bionda e al giovane, seguì il gruppo a un tavolo verde da poker. Bene, la regina perdeva il suo primo cavaliere, ora bisognava che anche l’altro galoppasse lontano. Era il momento dell’agognato finale di partita, due o tre mosse ancora e ben assestate e lo scacco matto  si sarebbe volto in mio favore. Ora la fissavo intensamente partendo dai piedi salivo piano fino all’ attaccatura dei capelli, zona del corpo che avrei baciato delicatamente a labbra dischiuse se ne avessi avuto la possibilità. Si sentiva osservata e intrigata, ricambiava il mio sguardo con i suoi occhi penetranti e lascivi, nei momenti di distrazione del giovane accompagnatore che  era impegnato a far gesti di saluto verso una donna molto attraente che da pochi istanti aveva fatto ingresso sulla terrazza divenuta oramai la mia scacchiera. Si abbracciarono e si avvicinarono alla regina che si alzò e baciò con fervore le labbra della donna. Fu un bacio intimo dato da due donne profondamente coinvolte. I tre,cingendosi i fianchi, attraversarono la terrazza per tutta la lunghezza e scesero la scalinata di pietra grezza che portava verso la spiaggia. Mi alzai e meccanicamente li seguii senza perderli di vista. Cosa stava accadendo? Sorgevano complicazioni inaspettate o la strada che mi avrebbe portato fino a lei si stava spianando? Si fermarono al riparo di un gazebo, a pochi metri dalla riva, sentivo il classico rumore della risacca sul bagnasciuga e il mio cuore batteva all’ unisono col rumore che faceva l’acqua. La regina si sedette su di una paglia e salutò i due amici che risero di gusto a qualche sua battuta. Rimasi in disparte e mi avvicinai a lei solo quando i due furono abbastanza lontani. Mi disse: “Ce ne hai messo di tempo, mio bell’ alfiere, vieni stenditi qui vicino e stringimi, ti voglio, ho fatto di tutto per rimanere sola, non ne sei contento?” Mi inginocchiai di fronte e le palpai con una mano il seno sinistro, lei sorrise, sentivo il cuore che pulsava, “ Si lo sono, sono felicissimo” e mentre si accostava con le sue labbra aperte alle mie e s’intrufolava con la lingua nella mia bocca, appoggiai la piccola canna della calibro 22 al cuore e premendo il grilletto dissi: “ Non sono l’ alfiere ma il re di colore nero che abbatte la regina di colore bianco.” E così fu, cadde riversa sulla sabbia. Fui in preda alla nausea, pensavo che la vita che avevo intrapreso non mi permetteva di creare amicizie, relazioni, legami e nemmeno avere una vita privata, una famiglia, innamorarmi e tutto questo era la cosa che me la faceva odiare di più, ma ormai ne era pregno fino in fondo all' anima, se ne avevo ancora una di anima. Ritornando sui miei passi, salii la scala di pietra e attraversando fino all’uscita tutta la terrazza del Cuba Cuba Club, rividi al tavolo verde l’uomo dai capelli brizzolati, dalla barba trascurata e dagli occhi azzurri che sorridendo disse: “ Buena vida, senor”. 
– ilprincipedellemaree: 10/08/2014 (diritti riservati) -

 

Miscellanea: La vita è gioco








" ... sbatto la porta in faccia alle parole e mi isolo dentro le grida silenziose del mio animo.
All' improvviso, tutto mi sembra inutile. …”  (dal blog: Ad un passo dai Sogni di Nair)
 
 
Ho deciso di fotografarmi dentro per poter mettere a nudo e capire le mie vere emozioni che saranno difficili da nascondere nel tempo, perché prima o poi verranno alla luce alla rinfusa. Voglio mettere ogni casella al posto giusto per capire come indirizzare la mia vita. Ho bisogno di sapere quello che voglio, prima di infilarmi in nuove situazioni e non come ho fatto fino ad ora. Cosa voglio veramente? Cosa m’ interessa e mi dà gioia? Cosa mi completa di più? Cosa riesce a riempire la mente e i miei spazi vuoti?  La vita è uno spettacolo teatrale nel quale recita solo un eroe e oggi sono io l’ eroe. Devo trovare la volontà di andare avanti, perché sono stanca di far parte di un contesto, seriamente squallido. Ho chiesto di venirmi incontro, di offrirmi qualcosa di nuovo, di particolare, di vibrante. Ora eccomi qui davanti a questa porta, con la mano sul campanello, suonare significa fare l’ingresso in una parte del mondo a me sconosciuto, ne sono consapevole, ne sarò all’altezza? Desidero guardare diritto negli occhi chi aprirà questa porta. Oggi non ci guardiamo più negli occhi, questo è il guaio. L’ unica direzione dello sguardo è verso il proprio tornaconto, senza badare a regole, senza rispettare niente e nessuno. Saprò comportarmi? Farò in modo di non essere timida ma nemmeno sfrontata, con lo scorrere dei minuti gestirò con cura la mia ansia. Non voglio perdere questa possibilità che mi sono procurata con le mie mani, non voglio che l’amore sia destinato a morirmi dentro senza che io non abbia fatto di tutto per rincorrerlo e farlo mio. Storie d’amore, storie inutili, lamentose, sempre le stesse, inizio sconvolgente, fuochi d’artificio, poi la parte centrale, calma piatta nel mare di mezzo, acqua stagnante ricca di zanzare malariche e poi? fuga di mezzanotte, a gambe levate. Passato il santo, passata la festa, ottenuto il piacere, si dimentica presto il bene ricevuto. Ma ora basta, sono stanca, lo spettacolo finisce qui, calate il sipario, spegnete le luci, tanto non suonerò mai questo campanello. Meglio convivere con la mia ansia che affrontare l’imprevisto. Ho sete e ho bisogno di andare in bagno, si devo fare pipì, datemi un bagno! Basta, togliete tutto di mezzo, per piacere interrompete la musica. Non credo più in nulla. Calate il sipario tanto lo spettacolo è finito. Grazie per la vostra comprensione e scusate ma non sono pronta a varcare questa soglia. Ma ne sono poi così convinta? E se mi pentissi di non aver fatto quel salto inebriante, ritornando sui miei passi potrei avere l' amaro in bocca e una forte sensazione del mio limite. Perché mi dibatto così? Voglio superarmi, stupirmi, sono sazia della mia mediocrità, in fondo la vita è un circo, una palestra, un palcoscenico. La mia ansia si chiama paura e io voglio essere il pedone, no meglio, la regina, almeno per un giorno, che dà scaccomatto. Anche a costo di scardinare le mie certezze travestite. Per questo ho pigiato il dito sul campanello e attendo, attimi che sembrano un' eternità senza immaginare, senza elaborare, respiro forte e profondamente. Ora sono pronta, pronta a tutto, nulla mi può fare paura. Finalmente la porta si apre, su un mio timido e imbarazzato sorriso. 
– ilprincipedellemaree: 28/06/2014(diritti riservati) -